L’articolo di Fulvia Caprara su La Stampa di domenica 14 giugno:
La formula era sempre la stessa, “sindrome ansioso-depressiva”. I certificati medici piovevano uno dopo l’altro, rendendo impossibile la composizione della giuria popolare. Nessuno voleva farne parte, la paura era più forte di tutto. Davanti agli omicidi e alle intimidazioni i cittadini facevano un passo indietro e il processo non si riusciva a fare. Nel “Sorteggio”, il film che Giacomo Campiotti inizia a girare domani a Torino, c’è il racconto di una delle fasi più buie della storia della nostra Repubblica.
Due anni, dal maggio 1976 al giugno 1978, che coincidono con la celebrazione, mille volte interrotta e ostacolata, del processo al nucleo storico della Brigate rosse, 46 imputati, 11 dei quali detenuti (tra loro Renato Curcio, Alberto Franceschini, Prospero Gallinari, Maurizio Ferrari) ai quali veniva contestato, per la prima volta dal 1945, il reato di “costituzione di banda armata finalizzata al sovvertimento violento dell’ordine democratico e delle sue istituzioni”. Da una parte lo Stato, dall’altra le Br che ne rinnegavano le regole. Da una parfte il Paese violentato dal terrorismo, dall’altra il partito armato che realizzava le peggiori minacce.
In mezzo c’è la storia del film, firmata dal giornalista e scrittore Giovanni Fasanella (la sceneggiatura ha avuto la menzione speciale al Premio Solinas) che quel periodo l’ha vissuto in prima linea: “Gli anni di piombo sono sempre stati raccontati o dalla prospettiva delle vittime oppure da quella dei terroristi, ma in mezzo c’era un’immensa zona grigia, la gente comune che assisteva agli eventi. Per me quel periodo fu particolarmente traumatico, ero croniosta all’”Unità”, mi occupavo di terrorismo e, dopo aver scritto dei primi due ammazzamenti, mi ritrovai nel mirino delle Br. Ricordo quel clima, ho visto lo Stato squagliarsi, ho visto tanti disertare e non avere nemmeno il coraggio della paura”.
Il percorso di Tonino (Beppe Fiorello), l’operaio della Fiat Mirafiori protagonista del “Sorteggio”, inizia così, con la voglia di tirarsi indietro: “Quando riceve la notizia di essere stato estratto per partecipare alla giuria popolare del processo, pensa sulle prime di aver vinto un terno al lotto, un’occasione per allontanarsi dal duro lavoro in fabbrica, poi comprende la portata del pericolo, scopre che il terrorismo riguarda anche lui”.
Il regista Campiotti, nato a Varese nel 1957, studente a Bologna negli anni del film, dice che “Il sorteggio” è un film sull’oggi, anche se si svolge allora. Mi ha interessato perché parla di educazione civica, del rapporto tra individuo e comunità, temi importanti in un momento come questo, in cui la distanza tra cittadino e Stato è drammaticamente aumentata”.
Introno a Tonino, nella Torino attraversata dalla paura crescente, ci sono i compagni di lavoro, gli arrabbiati come Barbero, gli ambigui come Salvatore, e i sindacalizzati come Gino, interpretato da Giorgio Faletti: “Il personaggio s’ispira a Guido Rossa, Gino è un lottatore, un antieroe, convinto che le Br siano manovrate e che vadano combattute all’interno della fabbrica dove, infatti, si crea una spaccatura”.
E poi c’è Anna (Gioia Spaziani), che con Tonino dovrebbe sposarsi, ma a un certo punto è lei a dire di no: “All’inizio lui è un ragazzo superficiale, uno che si lascia vivere. La decisione sul processo e il rifiuto della ragazza gli provocano una crisi, alla fine Tonino diventa uomo e fa la cosa giusta. Capisce che essere liberi vuol dire esercitare la capacità di scegliere, che se porta un certificato falso come tutti gli altri, lo Stato muore un po’ di più e lui diventa connivente”.
Prodotto da Rai Fiction con Artis, “Il sorteggio” (4 settimane di riprese, anche negli stabilimenti della Fiat Rivalta) andrà in onda su Raiuno in prima serata nell’autunno del 2010: “Film così-dice Fasanella-dimostrano che il Paese ha finalmente iniziato a reagire in modo sano, facendo i conti con la storia”. Una storia che purtroppo si ripete, perché “le Br si sono ricostituite e la cosa grave è che riescono a reclutare in aree giovanili dove il sentimento di disperazione provoca una miscela esplosiva”.
Fulvia Caprara

on Giu 25th, 2009 at 16:18
Caro Fasanella,
evidentemente si tratta di un soggetto frutto della sua fantasia, perché, se erro, il giurato popolare che rese possibile la prosecuzione del processo alle Br non fù un improbabile operaio della Fiat, ma l’allora segretaria del Partito radicale Adelaide Aglietta: http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1150
Ricordo male?
Cordiali saluti
Amsicora
ps
Singolare che la Rai “controllata da Berlusconi” (sic!) produca un’inopinata apologia del PCI come questa…
on Giu 30th, 2009 at 21:39
gentila amsicora,
lei conosce poco la storia di quel processo, evidentemente. non sa che iniziò nel 1976, che venne subito rinviato all’anno successivo, che nel 1977 non si celebrò per mancanza di giurati popolari, che adelaide aglietta venne sorteggiata nel 1978…le mancano dei passaggi… ma ciò nonostante lei argomenta con un’arroganza senza pari. tanto, può dire quello che vuole, nascondendosi dietro un’identità virtuale.
giofasan